Bangkok, 17 ott - Cinque mila manifestanti si sono riuniti oggi nel distretto economico di Bangkok per protestare contro il governo. Tantissimi i volantini distribuiti durante la manifestazione con le immagini degli scontri della scorsa settimana costati la vita a due persone.
La polizia si e’ tenuta stavolta ai lati della strada dove i sostenitori del Pad, partito Alleanza del Popolo per la Democrazia, ha marciato mostrando le immagini del Primo ministro Somchai Wongsawat ‘decorate’ dalla scritta ”assassino”.
Il 7 ottobre scorso due persone hanno perso la vita e 500 sono rimaste ferite negli scontri con la polizia che ha usato il pugno di ferro per sedare la rivolta dei manifestanti.
Uno dei leader del Pad, Somsak Kosaisuk, ha promesso che verranno distribuiti 100 mila libri e cd con le foto e i racconti delle violenze: ”La verita’ mostrera’ che il governo non ha la legittimita’ di guidare il Paese”, ha detto Somsak alla folla.
”Il governo pensa che il popolo e’ il suo nemico e ha usato la polizia per uccidere la sua gente il 7 ottobre”, ha aggiunto.
In video momenti della manifestazione del 7 ottobre, immagini pesanti.
Somchai Wongsawat, un cognato dell’ex premier Thaksin Shinawatra, e’ stato eletto come successore del Primo ministro Samak Sundaravej.
Somchai, designato nei giorni scorsi dal Partito del Potere Popolare al governo in Thailandia come candidato alla carica di Primo ministro, ha ottenuto in Parlamento una maggioranza di 298 voti sui 480 seggi della Camera dei Rappresentanti, mentre il leader del Democratic Party (all’opposizione), Abhisit Vejjajiva, si e’ aggiudicato solamente 163 voti. A renderlo noto e’ lo speaker del Parlamento, Chai Chidchob.
La settimana scorsa Samak Sundaravej e’ stato costretto a rassegnare le proprie dimissioni dopo aver accettato, contro la Costituzione, compensi economici per aver partecipato a un programma televisivo di cucina.
Dopo sette giorni di proteste ininterrotte, il Primo Ministro thailandese Samak Sundaravej ha dichiarato lo stato di emergenza a Bangkok, la capitale della Thailandia. Per il momento la polizia ha dato notizia di un morto e dozzine di feriti negli scontri, ma è possibile che il bilancio sia destinato a peggiorare nonostante i continui appelli governativi alla non-violenza.
Da una settimana, i thailandesi che sostengono l’Alleanza Popolare per la Democrazia (PAD), attualmente all’opposizione, sono scesi in piazza e hanno occupato parte degli edifici governativi nell’intento di spingere Samak alle dimissioni, accusandolo di essere un fantoccio nelle mani dell’ex Premier Thaksin Shinawatra, costretto all’esilio dal colpo di stato del 2006 e momentaneamente “rifugiato” in Inghilterra per non prendere parte al processo per corruzione che i giudici thailandesi hanno istruito poche settimane fa.
Il Primo Ministro Samak, resosi conto di non essere più in grado di controllare i manifestanti, ha convocato domenica un’Assemblea Legislativa straordinaria per decidere come risolvere la situazione. Tuttavia, Samak resta sordo di fronte a ogni ipotesi che contempli le sue dimissioni. Come se non bastasse, proprio oggi la commissione elettorale straordinaria creata per valutare le accuse di brogli che avevano gettato un’ombra sulle elezioni del 2006 ha iniziato a fare pressioni sul Partito per il Potere del Popolo (PP), guidato dall’attuale Premier, invitando il suo leader alle dimissioni.
Samak, a sua volta, sembra non aver perso le speranze. In unaconferenza stampa trasmessa dalla televisione nazionale ha condannato duramente le proteste, sostenendo che “nessuno dovrebbe permettesi di comportarsi come hanno fatto il militanti del PAD”. Secondo il Primo Ministro, quella dello stato di emergenza è stata una scelta obbligata, “necessaria per risolvere definitivamente i disordini di Bangkok”. Da questa mattina, quindi, il capo di stato maggiore Anupong Paojinda si è trovato a disporre di quattro nuovi poteri: può far arrestare o allontanare le persone da ogni luogo utilizzando qualunque mezzo, carri armati inclusi; può schierare i propri uomini nelle strade per aiutare la polizia a mantenere l’ordine; può impedire gli assembramenti di più di cinque persone e imporre severe restrizioni ai media in modo che i loro resconti non pregiudichino la pubblica sicurezza.
Tuttavia, sembra che anche i sostenitori del PAD non vogliano arrendersi. Anzi, per domani è stato indetto uno sciopero generale, revocabile solo nel caso in cui Samak accetti finalmente di dimettersi. Non solo: è stata minacciata l’interruzione delle forniture di acqua ed elettricità nel Paese oltre che manifestazioni in tutti gli aeroporti. Tanto da mettere in allerta le agenzie turistiche degli Stati vicini, che in questi giorni non fanno altro che scoraggiare i propri passeggeri a volare in Thailandia. per la democrazia (Pad) che da una settimana occupano la sede del governo e chiedono le dimissioni del premier Samak Sundaravej. Il governo thailandese, oggi ha proclamato lo stato di emergenza a Bangkok. L ‘annuncio, che è stato letto alla radio e alla televisione di Stato dal primo ministro Samak Sundaravej, comporta il divieto di tutte le adunanze pubbliche nella capitale e la censura sulle notizie dei media che “indeboliscono la sicurezza pubblica”. Il primo ministro ha inoltre conferito ai militari poteri di polizia per riportare l’ordine pubblico nella capitale, dopo che nella notte migliaia di manifestanti pro e contro il governo si erano violentemente affrontati a Bangkok. I due gruppi si erano affrontati vicino alla sede del governo della capitale thailandese, da una settimana occupata da dimostranti che vogliono le dimissioni del premier. Samak ha però rifiutato di lasciare l’incarico o di sciogliere il Parlamento e ha detto che le nuove misure saranno adottate con moderazione e dureranno pochi giorni.
“Se pensassimo di poter usare la polizia e i soldati per portarli fuori da li pacificamente, lo faremmo. Ma pensiamo che questo creerebbe più problemi”, ha spiegato il generale Paochinda, confermando che i soldati non avranno armi in dotazione ma saranno dotati di scudi, bastoni, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per prevenire ulteriori scontri. “Noi puntiamo a migliorare la comprensione tra i thailandesi e rendere ben chiaro a tutti che ci può ancora essere una soluzione pacifica tramite i negoziati”, ha concluso il comandante delle forze armate di Bangkok durante la conferenza.
Un annuncio che punta a rasserenare il clima ed evitare nuovi scontri , dopo quelli di questa notte, che hanno già causato un morto e oltre 40 feriti.
Il dispiegamento dell’esercito solleva ora lo spettro di una nuova presa di potere da parte dei militari, due anni dopo aver cacciato l’allora primo ministro Thaksin Shinawatra.
I leader del movimento anti-governativo, che hanno occupato gli uffici di Samak, hanno detto che non se ne andranno. Si sono asserragliati all’interno e hanno costruito delle barricate di filo spianto e pneumatici. Chamlong Srimuang, uno dei capi del Pad, che guida la protesta, ha arruolato migliaia di sostenitori, invitando la gente ad unirsi alla protesta contro Samak, accusato di essere un fantoccio nelle mani di Thaksin.
Molte scuole e negozi sono rimasti chiusi oggi a Bangkok, ma il traffico è proseguito regolarmente senza la presenza di carri armati nelle strade. Non è stato infatti imposto alcun coprifuoco.
L’aeroporto è rimasto aperto, anche se è proprio il turismo che sta risentendo della crisi: Australia, Corea del Sud e Singapore hanno già consigliato ai propri cittadini di non recarsi nel Paese. Anche il sito italiano della Farnesina ha messo oggi on line un approfondimento con informazioni utili ai viaggiatori che dovessero recarsi nelle zone calde della Thailandia.
Da tre giorni gli esponenti del People’s Alliance for Democracy hanno occupato gli uffici governativi a Bangkok chiedendo le dimissioni del primo ministro. Gli oppositori accusano Samak di essere un “fantoccio” nelle mani di Thaksin e di cospirare contro la monarchia.
Il premier thailandese Samak Sundaravej non ricorrerà – al momento – all’uso della forza per disperdere i manifestanti asserragliati nella zona del distretto governativo della capitale. Oggi è scaduto l’ultimatum lanciato dal Primo ministro, in seguito al quale egli avrebbe utilizzato il “pugno di ferro” contro le decine di migliaia di esponenti del People’s Alliance for Democracy (Pad) che ne chiedono a gran voce le dimissioni; sembra che il premier abbia ammorbidito le sue posizioni, sottolineando che il ricorso all’esercito sarebbe “troppo rischioso”.
Ieri la polizia ha ricevuto l’ordine di disperdere i manifestanti, ma finora non è stato preso alcun provvedimento e le forze dell’ordine si limitano a controllare “da lontano” le mosse dei dimostranti. Essi hanno innalzato barricate utilizzando pneumatici, filo spinato e barriere di acciaio per impedire gli accessi alla sede del governo, chiedendo le dimissioni del premier, accusato di essere solo un “fantoccio” nelle mani dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, in esilio a Londra e sul quale pendono diversi capi di imputazione tra i quali reati legati alla corruzione.
Samak dice di non voler ricorrere all’uso della forza, ma denuncia gesti provocatori dei dimostranti nei confronti dei militari: “Vogliono un bagno di sangue nel Paese – è l’accusa che il premier rivolge ai membri del Pad – un nuovo colpo di Stato da parte dei militari”.
Le proteste in Thailandia sono iniziate martedì 26 agosto, quando oltre 30mila simpatizzanti dell’alleanza per la democrazia – legata alla sponda conservatrice del Paese, vicina alla monarchia e agli ambienti militari – si sono riversati nelle strade gridando slogan in cui si chiedevano le dimissioni del premier. Ieri la procura thailandese ha intimato ai manifestanti di abbandonare la sede governativa; essi ribattono che la loro azione intende prima di tutto “proteggere la monarchia nel Paese”, minacciata da un presunto piano dell’ex leader Thaksin che vorrebbe “trasformare la Thailandia in una repubblica”. Il vice-portavoce dell’esercito, maggiore Suraphol Tuanthong, afferma che sono stati emessi dei mandati di arresto nei confronti di nove leader della protesta, con i capi di accusa di insurrezione, cospirazione, manifestazione non autorizzata e inosservanza del decreto che ne ingiungeva l’immediata cessazione. Per la legge thailandese “l’insurrezione” equivale all’alto tradimento ed è punibile con la pena di morte o la prigione a vita. Per il momento il governo non ha voluto usare il pugno duro contro i manifestanti, ma la situazione potrebbe precipitare nelle prossime ore.
Il primo ministro thailandese Samak Sundaravej ha disposto lo sgombero dei manifestanti che hanno occupato il palazzo del governo. “Il premier ha detto che questa situazione si sta concludendo” ha riferito il portavoce Winchianchot Sukchotrat. Intanto la Farnesina, a seguito dei disordini in Thailandia, invita alla cautela. “Permangono condizioni di incertezza a causa del delicato momento politico che a Bangkok hanno visto il blocco di alcune arterie stradali e l’occupazione dei principali edifici governativi - sottolinea il ministero degli Esteri -. Pertanto si consiglia di prestare la massima attenzione nei propri spostamenti ed evitare tutte le zone, nella capitale e nel resto del Paese, ove siano in corso assembramenti e manifestazioni. Si consiglia, inoltre, di evitare viaggi nel distretto di Kantharalak e in prossimità del confine con la Cambogia per via della presenza militare, ma anche nelle province del sud se non per motivi di effettiva necessità”
Sono circa 30mila i dimostranti che hanno assaltato sede premier
Le autorità thailandesi stanno perdendo la pazienza nei confronti dei manifestanti monarchici, più di 30mila secondo le ultime stime, che da ieri hanno occupato l’area dove sorge l’edificio del primo ministro thailandese, Samak Sundaravej, di cui chiedono le dimissioni, a Bangkok. La polizia ha l’ordine di disperdere la folla, mentre sono stati spiccati gli ordini di cattura per nove dei leader dell’Alleanza del popolo per la democrazia (People’s Alliance for Democracy, Pad), fedeli al re thailandese Bhumibol Adulyadej, con l’accusa di “insurrezione”.
Le azioni hanno creato tensioni nel luogo della protesta, dove almeno 2mila poliziotti devono tenere a bada i circa 30mila dimostranti. Circa 5mila membri del Pad sono accampati sul terreno dell’edificio governativo, il resto si trova nelle stradine circostanti, anch’esse vigilate dagli agenti.
Gruppi di dimostranti tentano di costruire della barricate per contrastare un eventuale raid della polizia, nonostante i leader monarchici affermino alla stampa che non si opporranno alle detenzioni.
La notte scorsa centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa sono penetrati con la forza nella sede del primo ministro. Ci sono stati dei brevi scontri tra gli agenti e i manifestanti verso le tre del mattino locali dopo che i poliziotti si sono fatti strada buttando giù le barricate improvvisate e hanno aperto il cancello con la forza. Le violenze sono terminate pochi minuti dopo che la polizia si è insediata all’interno dell’area.
Un tribunale thailandese ha emesso mandati d’arresto per cinque leader di un gruppo anti-governativo le cui proteste per chiedere le dimissioni del premier hanno portato il caos nella zona di Bangkok dove sono situati gli edifici del governo.
”Il Tribunale Criminale ha emesso mandati d’arresto per nove persone, inclusi tre leader del Pad, come proposto dalla polizia”, ha detto all’Afp un responsabile del tribunale.
”I capi di accusa nei loro confronti sono quattro, il piu’ grave dei quali e’ il tradimento”, ha aggiunto.
Ieri, fino a 35.000 manifestanti hanno occupato la sede di un’emittente televisiva gestita dallo stato, hanno invaso il giardino del principale complesso governativo e hanno assediato almeno tre ministeri nel tentativo di costringere alle dimissioni il Primo ministro Samak Sundaravej.
L’Alleanza popolare per la Democrazia (Pad), che organizza proteste da maggio, sostiene che Samak stia governando il Paese per conto dell’ex premier Thaksin Shinawatra, rovesciato con un golpe nel 2006 e riparatosi in Gran Bretagna per sfuggire a un processo per corruzione.
Centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa hanno buttato giù le barricate costruite dalle migliaia di manifestanti monarchici che oggi hanno circondato diversi edifici ministeriali, tra cui la sede del governo a Bangkok, in Thailandia.
Secondo alcuni testimoni, gli agenti sono penetrati con la forza nell’area dove ha sede l’edificio del primo ministro thailandese, occupata dai dimostranti anti-governativi da questo pomeriggio.
Ci sono stati dei brevi scontri tra i circa 500 agenti, dotati di elmetto protettivo, scudi e manganelli, e i manifestanti (circa 20mila) verso le tre del mattino locali dopo che i poliziotti si sono fatti strada buttando giù le barricate improvvisate e hanno aperto il cancello con la forza, secondo le fonti.
Le violenze sono terminate pochi minuti dopo che la polizia si è insediata all’interno dell’area, occupata da questo pomeriggio dai membri dell’Alleanza del popolo per la democrazia (People’s Alliance for Democracy, Pad), fedeli al re thailandese Bhumibol Adulyadej.
La polizia finora non ha tentato di cacciarli dall’edificio governativo e sembra aver intrapreso delle trattative con i leader del Pad.
Il governo di Bangkok sta preparando la richiesta di estradizione per l’ex premier Thaksin Shinawatra, un tempo l’uomo più ricco della Thailanda, oggi in esilio volontario in Inghilterra, dove - dice - la democrazia gode di maggiore considerazione, e ricercato assieme alla moglie Pojaman per corruzione dopo il golpe incruento dei generali monarchici.
Le agenzie del governo thailandese stanno studiando gli incartamenti per richiedere l’estradizione dell’ex premier Thaksin, in seguito al mandato di cattura internazionale spiccato dalla magistratura thailandese.
Il capo del dipartimento degli affari internazionali della procura tailandese, Sirisak Tiyapan, ha spiegato che il suo ufficio sta “studiando i dettagli legali per il caso di estradizione”.
La Corte Suprema tailandese ha spiccato il mandato d’arresto lunedì dopo che Thaksin e consorte non si sono presentati a un’udienza, alla quale erano stati convocati per rispondere a accuse di corruzione.
Fondatore del partito Thai Rak Thai - dichiarato fuori legge dopo il golpe militare del 2006 - Thaksin è stato il primo premier della Thailandia a governare per una legislatura intera. Le elezioni del 2001 gli consegnarono con un plebiscito la guida del paese e Thaksin venne rieletto nel voto del 2005 - che registrò un’affluenza record - grazie al sostegno delle zone più rurali del paese, nel frattempo duramente colpito dallo tsunami. Il golpe del 2006 avvenne mentre Thaksin si trovava all’estero, all’Assemblea generale dell’Onu a New York. Fonte Alice.
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