CTS: I GIOVANI SCELGONO GRECIA, SPAGNA E THAILANDIA

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Grecia e Spagna sono le mete preferite dai giovani turisti italiani che se intraprendono un viaggio a lungo raggio scelgono in primis la Thailandia. La “fotografia” e’ fatta dal Cts (Centro turistico studentesco e giovanile) che nel periodo estivo registra circa 30.000 passeggeri diretti in Spagna e Grecia, con particolare focus sulle isole Cicladi (Mykonos, Santorini ), sulle Sporadi (Skiatos) seguite dalla new entry Kos; sempre importante e’ il traffico sulle Baleari (Palma de Mallorca e Ibiza). Nel lungo raggio le mete preferite sono la Thailandia (+14%) e gli USA scelte per le indubbie bellezze naturali e per i prezzi decisamente contenuti e nel caso degli Stati Uniti, per il favorevole cambio del dollaro.
Particolarmente appetibili e in forte crescita destinazioni come India, Canada (con punte di crescita fino al 35%) e Marocco. Per i corsi di lingua, la meta preferita e’ sempre la Gran Bretagna, seguita dall’Irlanda: forti segnali di crescita per mete innovative come Canada e Australia e USA. In forte aumento la richiesta per Dublino (+12). Novita’ di quest’anno arabo e cinese. In Italia le mete preferite sono le citta’ d’arte, Roma, Venezia, Firenze, Milano, Napoli. In Europa oltre alle capitali classiche, Madrid, Amsterdam, Praga, Barcellona, Londra, ma si registra anche una maggiore domanda su Parigi (+11). “Nel complesso - dichiara Andrea Pesenti Direttore Commerciale CTS - una estate che prenota sempre piu’ sotto data di partenza ma che, ritengo, ci vedra’ alla fine soddisfatti”.
Dall’inizio dell’anno ad oggi hanno viaggiato con CTS circa 177.000 persone, e di queste l’80% sono giovani sotto i 35 anni. (AGI). Fonte Agi.

MEDIA: Le Olimpiadi raccolgono i frutti delle proteste online

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BANGKOK, 12 agosto 2008 (IPS) - Dite addio alle solite azioni di protesta con slogan urlati e sfilate di striscioni, perché non c’è più bisogno di ritrovarsi in un luogo fisico, magari ai confini della Cina, per promuovere un insieme di cause che vanno dal Tibet alla Birmania, al Darfur. Quello che conta è la creatività online.

Mentre la spettacolare cerimonia d’apertura dava il via alle Olimpiadi di Pechino 2008, molti gruppi hanno trovato modalità innovative per esprimere online la loro contrarietà alle politiche economiche e sociopolitiche della Cina.

Uno di questi è Candle4Tibet.org (www.Candle4Tibet.org), una campagna online che invitava ad accendere una candela per il Tibet nelle case o nei luoghi pubblici il 7 agosto alle 21.00. L’iniziativa è partita dall’India e ha fatto il giro del mondo fino alla sera dell’8 agosto, in concomitanza con l’inaugurazione dei giochi.

L’organizzatore David Califa, raggiunto telefonicamente in Israele dove risiede, dice di aver raccolto oltre 500mila adesioni all’appello. Più di 3900 persone, inoltre, si sono registrate al social network di Candle4Tibet (www.Candle4Tibet.ning.com), un gruppo di sostegno online per i membri.

Sono gli stessi che, dice Califa, hanno invitato “più di 100mila persone a partecipare alla veglia mondiale”.

“Siamo partiti da zero. Non è una campagna organizzata e non abbiamo neanche fondi degni di questo nome. E’ una protesta popolare vera e propria, viene direttamente dalla gente e questo rende tutto più speciale”, spiega al telefono questo ex promotore finanziario.

Quattro mesi fa Califa era solo uno dei 75 milioni di iscritti al celebre sito di social networking Facebook. Poi ha pensato di lanciare un appello per la libertà in Tibet, che lo stato cinese occupa dal 1951 nonostante le numerose iniziative per l’autonomia o l’indipendenza.

Partito da un piccolo numero di contatti, il passaparola si è rapidamente diffuso all’esterno di Facebook. A quel punto Califa ha deciso di creare un sito espressamente dedicato alla campagna.

Nel sito sono rappresentati più di 150 paesi, principalmente Stati Uniti, India, Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada, Australia e Sudamerica. Una rapida occhiata rivela anche una manciata di iscritti provenienti da Malaysia, Indonesia, Filippine, Vietnam, Thailandia e appena qualcuno in più da Taiwan e Giappone.

Quando gli viene chiesto del numero apparentemente ridotto di paesi asiatici che compaiono sul sito, Califa spiega: “Potrebbe essere un problema di lingua, di accesso a Internet, o il fatto che i circuiti del social network non sono abbastanza estesi”.

Nel network c’è però un gruppo giapponese che ha contribuito a tradurre tutti i materiali nella propria lingua.

“Credo che uno dei motivi dello scarso interesse per la campagna mostrato da molti asiatici sia dovuto al fatto che la Cina è una sorta di ‘grande fratello’ della regione”, afferma un attivista thailandese che si fa chiamare Arsure. L’aperta opposizione alla Cina potrebbe provocare “disastri economici” in qualsiasi paese, aggiunge.

I sostenitori dei diritti umani hanno criticato l’apparente inerzia e riluttanza degli altri paesi nel contestare le politiche cinesi sul Darfur, la Birmania e il Tibet.

Altri due siti internet che hanno lanciato proteste contro il governo cinese sono Reporter Sans Frontiers (www.rsf.org) e Darfur Olympics (www.darfurolympics.org).

Poche ore prima dell’inizio delle Olimpiadi, RSF ha lanciato un sito dove è possibile inscenare una manifestazione virtuale, con tanto di cartelli di protesta a scelta. Questo, spiega il gruppo, per protestare contro la repressione della libertà di stampa e per chiedere il rilascio di circa 100 tra giornalisti, cyberdissidenti e blogger. Al 9 agosto, i cybermanifestanti ammontavano a più di 13500.

Chi decide di partecipare alla protesta virtuale si ritrova di fronte a un’immagine del famoso stadio olimpico Nido d’Uccello, e viene invitato ad aggiungere la sua protesta con l’ausilio di slogan come “Sì allo sport, no all’oppressione”, “Nessuna Olimpiade senza libertà” e “Io boicotto la cerimonia d’apertura!”.

Il sito Darfur Olympics, invece, intende mantenere vivo il tema del Darfur per tutta la durata dei giochi. Il suo appello è semplice: la Cina smetta “di sponsorizzare il genocidio in Darfu”.

Più di 400mila persone sono rimaste uccise e più di 2 milioni e mezzo sono state sfollate dal Sudan, che gode di strette relazioni commerciali con la Cina. Numerose voci critiche hanno ripetutamente condannato l’acquisto di petrolio da parte della Cina, i cui ricavi, affermano, vengono utilizzati per finanziare le milizie del Janjaweed e acquistare armi dai cinesi.

Nel sito si può trovare una cerimonia d’apertura alternativa, con immagini dei bambini del Darfur all’interno dei campi profughi, e un webcast con Mia Farrow - attivamente impegnata nella causa e presidente di Dream-for-Darfur - in cui si invitano gli spettatori delle Olimpiadi a cambiare canale ogni volta che vanno in onda spot delle 15 multinazionali sponsor delle Olimpiadi che non hanno voluto parlare della situazione in Darfur.

“Spero che la gente guardi le nostre trasmissioni quotidiane e ascolti la voce delle persone del Darfur che soffrono da tanto”, ha dichiarato la Farrow.

Con un punto di vista leggermente diverso per quanto riguarda le modalità di protesta, il movimento web globale Avaaz.org ha lanciato un’altra iniziativa online per la pace e la libertà mediante la campagna “Olympics Handshake” (“La stretta di mano olimpica”).

Riprendendo il messaggio del 14esimo Dalai Lama sul dialogo costruttivo, Avaaz – che significa “voce” in molte lingue asiatiche, mediorientali ed esteuropee – compie un passo oltre esortando le persone di tutto il mondo ad unirsi in una stretta di mano virtuale.

Ispirata dalle strette di mano che il Dalai Lama dava a tutte le persone incontrate durante una delle sue visite a Londra, l’iniziativa ha raggiunto più di 94.900 sostenitori, ad appena due giorni dal lancio.

Scopo dell’iniziativa, sfruttare le Olimpiadi di Pechino per incoraggiare la Cina ad aprire un dialogo costruttivo sul Tibet, nonché affrontare le questioni della Birmania e del Darfur. I promotori del sito tengono inoltre a sottolineare che queste campagne non sono “anticinesi”, un punto su cui concorda anche Califa.

“Noi non siamo contro il popolo cinese e le Olimpiadi. Alcuni di noi hanno persino compassione per i leader della Cina”, afferma Califa.

Per Califa e altri dimostranti, il punto centrale è il diritto essenziale alla libertà, compresa la libertà dalla paura. “Nel mondo libero ci sono tante persone che hanno paura della Cina. Molte imprese hanno paura della Cina. Antepongono il profitto ai valori, e questo è assurdo”, dice. “Noi invece non abbiamo paura, e questo è solo l’inizio”.

8.8.8 Numeri Fortunati per la Cina.

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Pechino 2008Ebbene si la data di inizio dei prossimi giochi olimpici organizzati in cina non e’ casuale i cinesi hanno fatto a gara per avere questi giochi in questa data. Per i cinesi il numero 8 e’ un numero fortunato quindi non a caso l’inagurazione dei giochi sara in data 08.08.08. Non so se partiranno con molta fortuna visto che in questi giorni a Pechino e’ allarme smog, le temperature sono alte 32-35 gradi, umidita’ 70%-90% questo a pochi giorni dall’inagurazione dei giochi pesa molto agli organizzatori che probabilmente proporrano un inusuale stop del traffico auto fino al 90% del totale del traffico cittadino, cosa non facile per tutti. Che la fortuna li assista.

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