Moody’s taglia i rating di Gm, Wagoner apre in Thailandia
Business Thailandia, Esteri, Thailandia Agosto 16th, 2008
Moody’s ha tagliato i rating di General Motors (e il titolo ha accusato pesantemente il colpoa Wall Street), una misura che coinvolge debiti del gruppo per 29 miliardi di dollari. L’outlook è negativo. Il declassamento, spiega l’agenzia, riflette le sfide di Gm nel ristabilire la propria competitività sul mercato dell’auto Usa e nel generare un cash flow operativo positivo malgrado le attuali difficoltà. In dettaglio Moody’s ha tagliato il rating Corporate Family da B3 a Caa1, quello del debito senior non garantito da Cc1 a Caa2, quello del debito senior garantito da Ba3 a B1 e quello sulla possibilità di default a Caa1 da B3. Restano invece esclusi dall’iniziativa i rating della finanziaria Gmac.
Moody’s elenca le difficoltà a cui Gm si trova di fronte: vendite annuali del mercato Usa che potrebbero collocarsi sotto i 15 milioni nel 2009, il sensibile calo della domanda di Suv e trucks, il periodo necessario al costruttore per allargare la sua gamma nel segmento delle medie e delle piccole e la sua difficoltà nel competere a livello di prezzi nei segmenti delle piccole e dei crossover. Moody’s considera inoltre molto impegnativo per Gm raggiungere i previsti livelli di risparmi e di flussi supplementari di capitale.
«La sfida più impegnativa per Gm e altri costruttori americani - ha commentato Bruce Clarke, senior vice president dell’agenzia - sarà accelerare l’introduzione di vetture più efficienti a livello di consumi e convincere i clienti che il valore dei loro veicoli non è inferiore a quello dei rivali asiatici. La liquidità supplementare che Gm riuscirà ad ottenere con il suo piano operativo darà alla società più tempo per questo passaggio, ma resta molto difficile realizzare questa transizione».
L’outlook negativo, ha concluso Clarke, significa che in assenza di un sensibile progresso in diverse aree finanziarie e operative i rating di Gm sul debito a lungo e quello sulla liquidità speculativa potrebbero essere oggetto di ulteriori pressioni. Tali aree includono: mantenere una quota del mercato Usa vicina al 21%, registrare la maggior parte di 10 miliardi di dollari di risparmi operativi, lanciare con successo una nuova piccola e un crossover nel corso del 2009 e migliorarne i prezzi medi.
La crisi del mercato automobilistico americano sta intanto spostando sempre di più il baricentro di General Motors verso l’Asia. Il gigante automobilistico americano ha annunciato, proprio nel giorno del downgrade da parte di Moody’s, che investirà 445 milioni di dollari in Thailandia per la costruzione di un’impianto di produzione di motori diesel e l’ampliamento degli stabilimenti già esistenti nel paese. Il nuovo impianto sarà operativo nel 2010 ed avrà una capacità produttiva di 100 mila unità all’anno.
Il mercato asiatico attira sempre più l’attenzione delle grandi società automobilistiche americane colpite dalla crisi della domanda statunitense a seguito dell’impennata del prezzo della benzina. L’investimento di Gm segue quello da 500 milioni di dollari di Ford, previsto circa un anno fa sempre nel sudest asiatico. «General Motors conta di divenire un’azienda leader in Thailandia e nei Paesi dell’Asean», ha spiegato l’amministratore delegato di Gm, Rick Wagoner, che punta dunque anche ai mercati confinanti con quello thailandese.
Gli occhi dell’industria automobilistica americana restano comunque puntati sulla Cina. All’ombra della Grande Muraglia infatti General Motors ha visto aumentare le proprie vendite del 9,9% nel primo semestre dell’anno, pari a 798.000 veicoli in più rispetto allo stesso periodo del 2007. La società di Detroit ha dichiarato che conta di vendere 1,2 milioni di veicoli in Cina entro la fine dell’anno ed altri 220.000 in India.
Sui 4 miliardi di dollari di asset che General Motors intende vendere c’è un «significativo interesse», ha detto Wagoner, sottolineando comunque che nessun accordo è atteso in tempi brevi. La casa di Detroit, così come gli altri costruttori, è alle prese con vendite in calo e ha chiuso il secondo trimestre con un rosso mostruoso, pari a 15,5 miliardi di dollari, il terzo maggiore nei suoi 100 anni di vita. «’Francamente registriamo un significativo interesse nella vendita dei nostri asset, incluso il marchio Hummer, ma probabilmente non ci sarà alcun accordo imminente», ha precisato Wagoner. Secondo le indiscrezioni circolate all’inizio del mese, Gm avrebbe contatti con l’indiana Mahindra & Mahindra e con società cinesi e russe per la vendita del celebre marchio di Suv. Fonte: il sole 24 ore.
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